La storia

QUANDO L’ONOR E LA RASON CONTRASTA

Ovér la storia di sua signoria
Alvise, che amazzò la so mogièr e
il di lei amante a Gorgo di
Cartura, e di come tutto finì.

Cronaca romanzata di un fatto realmente accaduto

La vicenda

Agosto 1586: Un duplice omicidio sconvolge Venezia. Nel minuscolo villaggio di Gorgo, appena a sud di Padova, il nobile veneziano Alvise Bon uccide la moglie e il presunto amante di lei dileguandosi rapidamente. Per tutti si tratta di un delitto d’onore, ma ci penseranno messer Antonio Quarenghi (Padova 1546-Roma 1633) col suo fido attendente Riccio da Bertepaia, assieme alla banda di bambini abbandonati capeggiata da Zuanìn da Bovolenta, a scoprire la verità. Una caccia all’uomo che si dipana all’interno di un paesaggio dominato dal verde dei boschi e dell’infinita campagna, popolato da una umanità fatta di poveri contadini e miseri artigiani che cercano di sopravvivere all’ombra di sontuose ville patrizie, in un’epoca tra le più violente della nostra storia.

I luoghi

I personaggi sono veri e immaginati, ma i luoghi no, quelli sono autentici. Perché, come dice quell’Agatha regina indiscussa del giallo, tutto puoi inventare, ma non i luoghi, quelli devono essere completamente credibili, quindi veri. L’autore ci accompagna in ambiti antichi di spazio e tempo, ed è così che, con occhi cinquecenteschi, visitiamo luoghi rigogliosi, verdeggianti e incontaminati,
attraversati da canali navigabili con le loro acque pure: Pernumia, Bovolenta, Cagnola, Pontemanco – piccoli deliziosi borghi – con mulini e osterie; e le ampie distese
di campi con i contadini chini nella sfiancante fatica quotidiana, mentre i monaci delle corti benedettine tesorizzano senza lavorare (“ora et pecunia”); entriamo anche in Padova, con le poderose mura che la circondano, con le sue chiese, i palazzi, gli orti e le canalette.

(dalla prefazione di Ida Fortini de Pirro)

I protagonisti

Alvise Bon
(Venezia 1547-1603)

Il ruolo di questo personaggio è quello del cattivo per eccellenza. Un patrizio veneziano malvagio senza ombra di ripensamento. Il suo odio per gli altri, in particolare per le donne sembra provenire da lontano, così come da lontano viene l’avversione per i fratelli Trevisan, anch’essi rampolli di una casata di nobile stirpe, cresciuti assieme a lui. Al suo servizio ci sono degli assassini senza scrupoli, raccattati nei bassifondi, ai quali affida il lavoro sporco. Ma sarà proprio la sua anima nera a tradirlo e a farlo sprofondare nell’abisso.

“…Quella donna l’hanno conosciuta tutti, anche troppi! E secondo le loro illustri signorie ero io che dovevo difendermi? Per cosa? Per aver fatto ciò che andava fatto? Giammai!”

Antonio Quarenghi
(Padova 1546-Roma 1633)

Costui è un uomo di grande cultura, laureato al Bo, già famoso per le sue opere e per essere consigliere di cardinali e nobili. E’ per caso che si egli si trova sui luoghi del misfatto, mentre è un sentimento di amicizia che lo lega al padre della donna assassinata (Paolina Molin) che lo convince a dare seguito a ciò che egli
evidentemente pensava già da tempo e cioè che la giustizia (la Rasón) non può essere una merce a beneficio di ricchi e potenti sempre a danno degli umili, dimostrando in questo una visione moderna della legge. E’ lui la mente che conduce le indagini a caccia del fuggiasco Alvise ed è lui che giunge alle sperate
conclusioni.


“…Ho molto riflettuto e ho conchiuso che giusto sarà infine quel dì nel quale la legge sarà invero sempre sopra a tutte le ecelénzie e a tutti i missieri; senza guardare in mùso a persona che sia, e quando che nissùn tesoro d’oro o d’argento la potrà più compràr”

Riccio da Bertepaia
(Bertipaglia 1556-Padova 1621)

Il giovane Angelo, detto Riccio o Ricciotto è il braccio di ser Quarenghi. Egli, di umili origini, segue alla lettera gli ordini del suo “missiere” ma tra loro non c’è rapporto di servo-padrone bensì di amicizia. Riccio si muove sì per conto dell’eccellenza ma dentro di lui c’è un desiderio di rivalsa nei confronti di questi nobili, patrizi veneziani, che oziano, si divertono e si arricchiscono alle spalle del popolo. Ed è con immenso piacere che porta in fondo la sua opera quando capisce che potrà servire a dare una lezione perlomeno a una di queste sfaccendate e perfide “ricchissime signorìe”.


Tutto a suo tempo, onorevole Bon. Il nome non ha importanza. Importante per vostra ecelènzia, l’è che mi e il mio missièr sappiamo tutto. Sappiamo come ella ha organizzato la morte dei due poveretti a Gorgo, non di furore momentaneo e accecante si è trattato ma di delitto pensato e perciò ella avrà la massima pena”.

Cunio da Chioza
(Chioggia 1547-Bovolenta 1586)

Non si sa il suo vero nome, ma viene chiamato così per via di un largo sfregio alla bocca che mette in risalto i larghi denti incisivi, ricevuto durante una delle tante battaglie sostenute contro i turchi nella costa dalmata.

Egli è uno degli uomini di Alvise nonché il suo il “killer” preferito, perché è rapido, si muove nell’ombra e ammazza senza pietà chiunque: uomini donne e bambini, se occorre. E’ uno dei primi personaggi che dalle nostre parti ha importato il vizio del fumo, portando
sempre in equilibrio sui denti davanti una strana cannuccia che noi oggi chiameremmo senza dubbio pipa. Questa con Alvise, per lui, sarà la sua ultima avventura.

“I Turchi ghe provò alle Curzolari, missier mio! Ma mi non me lamento perché l’è vero che là ho
perso mèza fàcia ma dalli spagnuoli ho preso el gran piasèr del fumo!”

L’autore

Ennio Chiaretto è nato e cresciuto a Maserà di Padova, dove tutt’ora vive. A questo paese nel sud della provincia di Padova ha dedicato il suo primo libro, Storie nella Storia di Maserà, raccolta di aneddoti e testimonianze sugli avvenimenti e i protagonisti del nostro territorio. 
Appassionato di storia e attento ricercatore di “frammenti di memoria” come libri, stampe, cartoline, riviste, ha unito il desiderio di ricostruire un percorso perduto nel tempo dedicandosi alla scrittura.
Ecco che con i suoi libri vuole raccontare ciò che il passato ha lasciato in eredità ai piccoli paesi, attraverso il metodo divulgativo e il romanzo storico.

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